Trasformatorio 2021

Trasformatorio 2021 Cosio d’Arroscia — Report Collettivo

This post contains the text of the "report collettivo" that waas published in 2022 by trasformatorio on paper. You can ask us for a copy. v. 0.3 (gennaio 22)
COPYRIGHT 2022 TRASFORMATORIO FOUNDATION

In questo testo raccogliamo in forma sintetica degli appunti sul lavoro fatto dagli artisti per trasformatorio 2021

  • Core group:

– in absentia: Federico Bonelli, Cristina Vignone, Mose’ Previti
– in presenza: Federico Bonelli Cristina Vignone, Emanuela Ravida’

Cosio

Il laboratorio ha avuto luogo nella piccola comunità montana di Cosio d’Arroscia, in provincia di Imperia (https://comune.cosiodarroscia.im.it/). Un primo overview di informazioni oltre che dal sito del comune puo’ essere reperito nelle varie versioni della scheda informativa su wikipedia, in particolare in quella in lingua italiana https://it.wikipedia.org/wiki/Cosio_di_Arroscia.

Rissumendo e schematizzando:

* 190 abitanti circa
* gruppi facebook di abitanti “remoti” con circa 500 persone https://www.facebook.com/groups/384352618501
* il gruppo di comunicazione FB della proloco (2.6k likes) https://www.facebook.com/search/top?q=pro%20loco%20cosio%20d%27arroscia
* 1000 anni di storia documentata ininterrottamente e riportata in una discreta collezione di testi selezionati a disposizione nella biblioteca comunale

Come moltissimi dei borghi italiani un paesaggio naturale e umano che abbiamo esplorato con attenzione prima dell’inizio dei laboratori e nelle due campagne di lavoro (maggio e settembre/ottobre) condividendo le informazioni trovate tra gli artisti selezionati.

Il territorio comunale e’ anche interessato, come buona parte della zona da movimenti franosi e da una situazione monitorata di dissesto idrogeologico. Viste le nostre precedenti esperienze a Scaletta Zanclea (2017) e a Giampilieri (2018) abbiamo pensato di coinvolgere in fase di studio [l’associazione di geologia SIGEA](https://www.sigeaweb.it/) che ha aperto anche la fase di lavori in presenza con un interessantissimo sopralluogo per gli artisti partecipanti.

Altre annotazioni e motivi di attenzione emersi durante la fase di pre-produzione sono:

* l’International Situationiste, uno dei movimenti artistici importanti del XX secolo naque a Cosio nel 1957. Trovammo pero’ che questa coincidenza veniva percepita come “altro” dalle persone che avevamo trovato nel villaggio, come una curiosita’ dall’esterno neppure troppo comprensibile.
* La difficile integrazione della storia dell’arte del XX secolo all’interno della “situazione” di Cosio, testimoniata dal museo “Casa Simondo” e dalle foto appese nei vicoli da precedenti commemorazioni storiche e dai racconti di alcuni abitanti
* Che i situazionisti, ma soprattutto le “celebrazioni”, anche recenti del situazionismo fatte a Cosio, non fossero state capite ci è apparso dai racconti. L’aggettivo più comune era che fossero “strani” e parlassero di cose “difficili da capire” e in fondo irrilevanti perchè “stranezze d’artista” lontane dalla realtà del luogo.
* Eppure le tracce di precedenti tentativi di innestare nell’immaginario locale l’eredità situazionista erano evidenti nel paese che abbiamo incontrato nel dicembre 20. In particolare tramite la figura di Piero Simondo, di cui ci parlarono, anche perchè recentemente scomparso. La famiglia aveva donato una casa museo al paese, che custodisce una piccola ma rilevante collezione delle sue opere. Riguardo al situazionismo una precedente iniziativa aveva provveduto a stampare in gigantografia alcune foto dell’incontro del 1957 e disseminarle nel paese. Con la loro presenza segnavano un itinerario tanto agiografico quanto legato al passato, tramite didascalie e l’uso del bianco e nero. Il tema del ricordo del passato inteso come “memoria di favola” è un tema su cui ritorneremo in queste note spesso, e che ha inciso su molti dei lavori presentati dagli artisti.
* La comunita’ la abbiamo incontrata ai margini del secondo lockdown e seguita dal novembre del ’20.

Come siamo arrivati a Cosio d’Arroscia (Cristina)

Novembre 2020.
Non ero mai stata a Cosio D’Arroscia. Oggi, dopo pranzo, sono salita sulla piccola 4×4 con le gomme nuove e sono partita.
Superato Pieve di Teco il sole stava già tramontando ma l’aria era ancora tiepida. In mezzo ad un tornante ho svoltato a sinistra e lasciata la statale 28 che porta ripida al Colle di Nava, e che è quasi una superstrada di montagna con cemento armato e asfalto nero, mi sono trovata in una strada più stretta a mezza costa, pianeggiante e in mezzo al bosco; nessuna protezione a valle, il bordo frastagliato e in diversi punti proprio rotto.

Attorno alberi spogli o con foglie di colori che variano dal giallo pallido al rosso scuro scuro, di rado qualche sempreverde: è autunno. Molti rami rotti e tronchi spezzati, dev’essere un segno lasciato dal nubifragio della prima settimana di ottobre. Vicina dietro di me un’auto irrequieta, è un minisuv di marca tedesca, alla guida un uomo che conosce bene la strada, è del posto, penso, accosto, lascio passare, sparisce quasi subito.

Mi fermo proprio sotto il cartello che mi dice che sono arrivata anche se sono appena fuori dal bosco; spengo il motore e scendo. C’è silenzio. Di li a poco sento limpide le campane. Cosio è poco distante un poco più basso.
Riparto, poi vedo la piazza, rallento, esito ma proseguo in direzione Mendatica, qualche casa vecchia abbandonata e altre di cemento e mattoni trascurate, la strada è spaccata sembra pericolante e molto più sotto c’è un torrente. Più avanti, dove la strada si piega a centottanta, una casa non nuova, non antica, non finita, un piazzale grande sterrato, tronchi malamente accatastati e una vecchia panda senza ruote e senza vetri, che sembra un magazzino di cose inutili.

Vado oltre, adesso vedo l’altro fianco di Cosio e anche il cimitero. Arrivo in un pianoro coperto di foglie secche, gli alberi intorno, un’auto parcheggiata, forse saranno andati a funghi ? Una ruspa ferma più lontana, panchine, due sedie di plastica bianche, un tavolone da pic nic. Faccio inversione, ritorno verso Cosio e parcheggio in piazza vicino alle auto lasciate li un po’ a caso.

Tre uomini stanno parlottando, saluto e mi inoltro nei vicoli stretti e umidi, ben spazzati. E’ un groviglio di viuzze, archivolti, scale e scalette mi sembra quasi di essere nell’illusione di Hescher. Un uomo di mezza età vuota una damigiana nel tombino, l’odore del vino si espande. Vasi per lo più di plastica, con piante verdi che non hanno bisogno di sole diretto, sono sparsi qui e là. Tendine di cotone ritorto, bianco, lavorate a mano a filet, sono messe fuori dalla finestra a due ante per chi passa e fa una foto.

Ogni tanto spunta un gatto, poi due, tre, quattro che scappano via, si fermano di colpo e da distante mi guardano. Molte case sono chiuse da molto tempo. Non ci sono negozi o negozietti. Sembra non ci sia traccia di turismo. Torno sulla piazza, un bimbo corre, il papà lo insegue, ma non stanno giocando, a rimproverarlo arriva la mamma. Un uomo e una donna chiacchierano a voce alta, mi avvicino e chiedo chiarimenti riguardo al cartello che avevo trovato nei pressi del bivio della statale 28 e che annunciava la chiusura della strada a partire dal 9 novembre a causa di lavori urgenti. Non ne sanno nulla, sono sorpresi, e un po’ preoccupati; lui telefona al sindaco genoano, si scambiano battute ironiche su doriani e juventini ma adesso sono tranquilli, potranno tornare al lavoro lunedì, lui a Genova e lei ad Imperia. Ci presentiamo e cominciamo a parlare. Mi raccontano che proprio questa notte si è saputo che ieri è mancato a Torino, dove viveva da tempo, Piero Simondo, nato a Cosio nel 1928, uno dei fondatori dell’Internazionale Situazionista. Mi raccontano che i Situazionisti amavano riunirsi qui per parlare, mangiare e soprattutto bere. Continuiamo a dialogare. Parliamo di Cosio e della Liguria, di musica, di artisti e di ricette di sciroppi alle erbe, che si tramandano da generazioni e sono custodite gelosamente, da poche, pochissime persone del posto. Chi abita qui è riservato, forse chiuso ma a festeggiare l’ultimo dell’anno, qui a Cosio, erano più di cento persone, tutte legate a questo posto, e non è poco.

Obiettivi

A Cosio siamo arrivati con alcuni obiettivi di ricerca e quindi con delle aspettative. Dichiarammo già nel bando che l’intento era di “Sperimentare, produrre e documentare interventi e formati di comunicazione e connessione poetica a livello di villaggio, per un arte ibrida, incorporea, impregnante e generata sul posto”

Avevamo delle domande precise per la parte “in assenza”, che vi riportiamo anche in questo documento:

“Come possiamo creare un processo positivo di scambio reciproco con un’area remota senza la presenza del corpo? E il risultato di questo processo trasformativo sarà qualcosa che può essere visto/vissuto in modo significativo sia in presenza che in assenza?

A fine testo torneremo su queste domande per cercare di capire fino a che punto le risposte comprese nel lavoro degli artisti siano riuscite nell’intento di ampliare le nostre conoscenze a riguardo.

Il secondo obbiettivo del laboratorio è di stabilire una zona di intervento per una seconda fase, di progettazione e rigenerativa per l’area di Cosio d’Arroscia e dei borghi limitrofi, a partire da quanto scoperto e facilitato tramite l’intervento artistico. Questa metodologia, studiata e provata in Sicilia sin dal 2013, può essere seguita dagli interventi più recenti fatti da trasformatorio in ambiti di progettazione europea e accademici internazionali.

  • Presentazione per NGI SALON, Evento organizzato da Rob Van Kranenbourg, “How To”, https://trasformatorio.net/?page_id=3654
  • Intervento scritto per l’incontro organizzato dalla Biennale di Venezia/Architettura dalla Fondazione Dona’ in 26 giugno 2021 da Federico Bonelli https://trasformatorio.net/?p=3764
  • Sauer, S., Bonelli, F., “Collective improvisation as a means to responsibly govern serendipity in social innovation processes”, Journal of Responsible Innovation, Routledge ed. 2020, https://www.tandfonline.com/author/Sauer%2C+Sabrina

Il bando per la residenza

Il bando per trasformatorio 2021 è stato pre distribuito, con scadenza febbraio, a dicembre 2020. La scadenza è stata poi prorogata sino al 22 di Marzo per poter parlare ancora un po’ del bando. Ha avuto due versioni in italiano e inglese. Distribuito sui social con ampia diffusione, facendo accendere la curiosità su Cosio d’Arroscia come centro di produzione culturale.
Il bando lo potete leggere sul sito di trasformatorio https://trasformatorio.net/?p=3556 e e’ stato distribuito con la grafica per cartellone ad opera di Emanuela Ravidà da un elaborazione “in absentia” delle foto fatte da Cristina Vignone durante il sopralluogo.
Oltre al bando digitale abbiamo anche pre avvertito la stampa locale dell’iniziativa.

I partner di co-produzione

Per Trasformatorio 2021 abbiamo attivato la partnership tra la Fondazione Trasformatorio, nuova entità legale stabilita ad Amsterdam nel gennaio 2020, il Comune di Cosio D’Arroscia e la Pro-Loco di Cosio.

Come nostro costume, tutti gli artisti partecipanti sono stati considerati coproduttori del laboratorio e ritengono la proprietà intellettuale e tutti i diritti riguardo al loro contributo, offrendone però il permesso d’uso, tramite la licenza free creative commons 4.0 non-commercial share alike (vedi sito trasformatorio.net e il copyright di questo documento).

Tema di ricerca: Disegno per Situazione

Nel 2020 bloccati a casa dalla pandemia il laboratorio si era focalizzato sul concetto di “antidoto” e sul mezzo della radio per focalizzare la produzione sull’ascolto (www.radioantidoto.org). L’esperienza della radio si sovrapporra’ al lavoro a Cosio d’Arroscia in vari modi e sarà presente sia nei lavori pensati e fatti in assenza che in quelli in presenza.

Per il 2021 la scelta di un tema è caduta sul nodo centrale di analisi: la situazione.

Abbiamo indagato la situazione in presenza e in assenza, nelle due proposte di laboratorio, quella dell’equinozio di primavera traslata a maggio e quella autunnale di settembre/ottobre.

Abbiamo anche provato a espandere in senso contemporaneo il tema della situazione in direzione delle presenze ibride, a metà tra l’esserci e il non esserci completamente, innescate dalla presenza e dalla performativita’ distribuita contemporaneamente su molti mezzi. Un fondamentale nodo di comunicazione e’ stato subitoil gruppo di coordinamento in cui tutti gli artisti partecipanti avevano aderito su Telegram.

La situazione e’ l’elemento “terzo” principale di studio per la poetica di trasformatorio. Il laboratorio stesso e’ proposto come un contenitore di situazioni aperte, in cui gli artisti partecipanti incontreranno motivi di ispirazione e inquadreranno il loro lavoro.

A Cosio d’Arroscia abbiamo incontrato un ambiente tipico per il lavoro site specific secondo il nostro approccio: il borgo remoto, con rapporti tra gli abitanti cementati dalla consuetudine, una serie di punti focali di tipo umano, naturalistico e urbanistico che andremo via via a raccontare in questo breve testo, e un contesto più ampio, logico e logistico, fornito dall’entroterra ligure e dalle molteplici vie di approccio e accesso.

Il situazionismo

Il rapporto del laboratorio con il situazionismo, passato a Cosio nel 1957 non è stato il solo motivo drammaturgico di ispirazione, è anzi arrivato solo dopo l’esplorazione principale fatta da Cristina Vignone, perche’ ci era ignoto. La situazione, come elemento di analisi è un fondamentale strumento di analisi drammaturgica, inserito nei temi di ricerca sin dal primo trasformatorio e teorizzata già nel “trasformatorio manifesto” del 2002.

Coincidendo a Cosio sia lo spunto dal vivo che quello teorico che la storia dell’arte sarebbe stato strano non approfittarne. Un tema che ricorre nei lavori degli artisti è il confronto del Cosio “trovato” o incontrato nella residenza e il suo “fantasma” (o la sua traccia simbolica), che avrà un peso nel carattere dei lavori di tutti.

In ogni caso la situazione è stata il tema al centro del laboratorio sin dalla sua presentazione nel bando.

Citazioni scelte e distribuite agli artisti partecipanti prima di iniziare come temi di ispirazione per l’uso di tattiche situazioniste nell’approccio a Cosio d’Arroscia:

Our central idea is the construction of situations, that is to say, the concrete construction of momentary ambiences of life and their transformation into a superior passional quality. We must develop a systematic intervention based on the complex factors of two components in perpetual interaction: the material environment of life and the behaviors which that environment gives rise to and which radically transform it.

G. Debord, Towards a Situationist Internationale, 1957

New Babylon offers only minimal conditions for a behaviour that should remain as free as possible. Every limitation of movement, of the creation of mood and atmosphere should be inhibited. Everything should remain possible, everything should be able to happen. The environment is created by the activities of life not the other way around.

‘… it is possible to form a fairly clear idea of an as yet uninhabited world. It is more difficult to populate this world with people who live so very differently from ourselves: we can neither dictate nor design their playful or inventive behavior in advance. We can only invoke our fantasy and switch from science to art. It was this insight that prompted me to stop work on the models and to attempt in paintings and drawings, however approximately, to create some New Babylonian life. This was as far as I could go. The project exists. It is safely stored away in a museum, waiting for more favourable times when it will once again arouse interest among future urban designers
Constant, New Babylon, 1956-1974

I due moduli

Il lavoro è stato concepito in due moduli distinti, in presentia e in absentia.

Temi del lavoro “In Absentia”:

Abbiamo cercato di partire dal quadro concettuale segnato dallo strumento d’analisi multimediale situazionista e adattarlo agli eventi emersi o disegnati in Cosio d’Arroscia durante il lavoro del laboratorio. Molto importante per tutto il lavoro di preparazione è stata la radio. Ad esempio nel sito della radio si conservano le tracce sonore della riunione del 21 aprile 2021, in cui iniziammo a lavorare i temi tecnici e organizzativi dell laboratorio facendone già un programma radiofonico. https://www.radioantidoto.org/podcast/trasformatorio-in-absentia-0/

Il primo incontro “performativo” è stato dato da una passeggiata virtuale guidata da Federico e Cristina, e effettuata in radio completamente da remoto.

La “passeggiata” è stata trasmessa in radio e seguita tramite google maps.

Oggi ho pensato di provare a fare una passeggiata per Cosio D’Arroscia, di provare a osservare le case, le vigne, i campi, il bosco… siccome sono ad Amsterdam però lo ho potuto fare solo in radio. E usando qualche diavoleria tecnica, barbara in verità… però non è andata malissimo.
Google maps permette di far cadere l’omino sulla strada, e così ho fatto. Un giro che è partito dalla strada ssp3 entrando in Cosio, s’è fermato brevemente davanti al bar tabacchi e alla chiesa di San Sebastiano, e poi passando oltre ad arrivare sulla panoramica e guardare indietro.

La macchina di google maps passò da Cosio un pomeriggio di dicembre del 2011, e per fortuna la luce era dorata e la temperatura mite, abbiamo visto qualcuno dei vostri “corpi” (che Google oscura i visi e le targhe delle auto con un suo algoritmo per fingere di rispettare la nostra privacy)… E’ stata bene o male un emozione. E poi ho telefonato a Mariella, di Cosio, che ci ha raccontato delle sue passeggiate preferite, di quando con i suoi due cani va giù fino all’Arroscia, al vecchio mulino. A prendere il sole. I nostri artisti partecipanti cominciano a fremere anche loro per venirvi a trovare cari Cosiesi… Conoscerci sarà bello. Oggi insieme a me in radio c’erano amici partecipanti da Anversa, Alassio, Pomezia, dalla Svizzera, io da Amsterdam, e anche se non fa sentire bene l’odore e il peso della terra e del cielo devo dire che, passando per la radio, la rete ha le sue gran belle possibilità.

E’ stato durante questa passeggiata virtuale che Hansko per esempio ha notato “l’uomo in carrozzina” ed è stato attratto dal luogo in cui poi ha ambientato uno dei suoi interventi.

* Forme di presenza ibride, mediate o immediate all’interno o all’esterno di aree connesse
* nuove forme di interazione, percezione e immaginazione che potessero diventare fattore di co-sviluppo per aree remote.
* Nuove forme d’arte ibride (tra l’essere con il corpo e senza). Ovvero un punto di vista dell’ipermediale immediato.

Ambiti più ampi dell’operazione e domande di ricerca di partenza:

* Come possiamo creare un processo positivo di scambio reciproco con un’area remota senza la presenza del corpo? E il risultato di questo processo trasformativo sarà qualcosa che può essere visto / vissuto in modo significativo sia in presenza che in assenza del corpo?
* Una volta aggiunti i corpi, “in presentia” cosa rimane del substrato costruito in assenza e come si riconfigura l’attività fatta “essendoci”?

Il lavoro “in absentia” va diviso in tre parti. La prima di studio e avvicinamento, fatta principalmente a livello di core team e a carattere artistico-storico-antropologico, ci ha permesso di fare una mappa del territorio da tenere pronta per stimolare gli artisti, la seconda, in presenza per il solo core team, per prepararsi al laboratorio anche dal punto di vista tecnico pratico. Il vero e proprio laboratorio, di tre giorni, si e’ svolto secondo un programma stringente molto preciso:

* primo giorno: analisi e presentazione materiali trovati, il “cerchio” radiofonico la mattina. Seguita poi la modalità di interazione, in cui vari compiti sono stati eseguiti dai facilitatori sul terreno per conto degli artisti.
* secondo giorno: implementazione dei primi esperimenti e cicli di feedback rapidi: alcune strategie di lavoro raccolte:
* tecniche di narrazione e trasformazione digitale (Kirsten, Barbara, Roberto)
* procedurale (in cui delle istruzioni venivano replicate direttamente dai facilitatori o dalle persone con cui l’artista si interfacciava di volta in volta)
* Il paesaggio sonoro (con cui l’artista lavorava tramite l’immaginazione o con lo strumento del programma di esperimenti da fare in presenza)
* Altri formati sperimentali per il supporto drammaturgico di queste arti ibride discussi o sperimentati sono stati:
* la caccia al tesoro
* la ricerca storica (vera o verosimile)
* il festival musicale atipico
* la deriva in realtà aumentata
* il cosplay
* il radio villaggio
* l’arte del suono intesa come installazione o per il supporto alla performance
* la narrativa diffusa
* l’amplificazione del linguaggio dell’ambiente, sia attraverso la luce che inserendo principi di trasformazione nel paesaggio
* approccio non specistico all’osservazione: ad esempio il villaggio visto dalle rondini
* il terzo giorno l’evento clou, a cui sono stati invitati gli abitanti, è stata la deriva “poetica e connessa”, che ci ha portato a sperimentare una vera e propria zona del crepuscolo: visitatori, abitanti e fantasmi hanno condiviso con muri e animali un evento di realtà mista che ha legato Cosio a una serie di tempi e spazi differenti, tra la svizzera, l’inghilterra e l’olanda, con connessioni di estremo interesse artistico.

In Presentia

il laboratorio in loco si e’ svolto tra il 25 settembre e il 3 di Ottobre 2021

* Tutti i progetti selezionati che hanno partecipato al laboratorio ibrido sono stati invitati a partecipare gratuitamente al laboratorio site specific con spese di vitto e alloggio coperte. Non avendo fondi non abbiamo potuto offrire rimborsi spese per le spese di viaggio che sono state sostenute dagli stessi artisti. Il budget di produzione molto basso non consentiva di andare oltre le donazioni in solido e in materiali da parte di tutti i partecipnati (artisti, abitanti, etc.)
* Non tutti i partecipanti al laboratorio in assenza hanno potuto aderire alla proposta e alcuni nuovi partecipanti si sono aggiunti che non avevano avuto esperienza diretta della parte in assenza. Ciò nonostante il progetto Trasformatorio 2020, Radio Antidoto, ha fornito elementi che avevano una lunga esperienza di lavoro “in absentia” in comune. Inoltre alcuni dei partecipanti alla prima fase sono rimasti in contatto contribuendo alla buona riuscita della seconda fase e mandando dei lavori scritti apposta che sono stati performati in absentia.
* Le opere esposte sia per la fruizione remota che in presenza e trasformate sono elencate qui di seguito.
* il pubblico di Cosio e’ stato coinvolto massicciamente negli eventi, grazie agli sforzi congiunti della Pro-Loco e degli organizzatori ma anche grazie a una ottima preparazione.
* A vedere l’evento finale sono arrivate un numero piccolo di persone dalla provincia, tra cui in particolare una, [il fotografo Giannicola Marello](https://www.showgroup.it/vetrina/fotografi-e-videomaker/giannicola-marello_c18239), che ha ritenuto di partecipare coprendo l’evento, sia nel pomeriggio che nella sera, con foto che ci ha poi donato con grande generosità. Cio’ lo ascrive di buon diritto tra i partecipanti al laboratorio.
* E’ bene notare che la comunicazione da noi impostata non mirava ad altro che a mettere Cosio e le sue attivita’ di rigenerazione sull’agenda dei media locali e non a promuovere performance o eventi concepiti per il pubblico che il laboratorio lascia in fase di studio.

Cosio visto tramite il lavoro degli artisti partecipanti 2021

La Conferenza degli Uccelli

Alcuni degli artisti sentivano l’esigenza di parlare del loro modo di intendere l’arte, di confrontarsi e di ascoltarsi. Da questa esigenza è nata la **“Conferenza degli Uccelli”**.
https://trasformatorio.net/?p=3825

Le conferenze, sia in presenza che in assenza, si sono svolte tutte nel portico davanti al museo delle erbe.

Il nome “conference of birds” è stato dato osservando che le voci dei presenti sul canale telegram mentre discutevano di filosofia e metodologia di ricerca artistica, si miscelavano ai suoni d’ambiente, tramite la cassa acusitica, e ripresi venivano registrati e trasmessi in radio

Queste registrazioni sono quindi soggette a una doppia trasformazione: chi pensa e parla “vive” in un mondo connesso, e non percepisce il luogo da cui viene ascoltato (il portico) se non simbolicamente (attraverso le foto o il racconto sul social). Le voci però, cariche del canto degli uccelli a maggio, vengono ritrasmesse per chi volesse ascoltare in radio, nella forma di “programma di radio sperimentale”, trasformate dall’ambiente. Il suono registrato e ritrasmesso su radio antidoto viene colorato di questa metafisica doppia realtà: da una parte l’atmosfera concentrata e rilassata impostata da Dierk Rosen negli incontri, che si confronta con la filosofia e con il ragionamento intorno all’arte e all’assenza, dall’altra il colore prettamente Cosiate dell’ambiente sonoro nelle registrazioni.

“la conferenza degli uccelli” è anche il nome di una storia mistica e allegorica riportata da Farid-ud’din Attar e adottata dalla confraternita dei Sufi (https://archive.org/details/in.ernet.dli.2015.128685/mode/2up?q=Conference+of+Birds) che venne adottata da Peter Brook per illustrare parte delle proprie idee sul teatro negli anni ’70 del XX secolo, e per questo è cara a Federico, che notando l’emergere del contesto dalle azioni in assenza ha identificato sia il luogo per parlare (il portico) che il nome.

Dalle 8 conferenze degli uccelli effettuate durante trasformatorio è derivato il nome del portico, ora affisso sulla targa del progetto, donata da Vanessa Ings nel quadro della sua azione. Le registrazioni sono depositate su Archive.org e Dierk Rosen con Vee stanno lavorando comunque ancora sul tema sistematizzando la mole di appunti raccolti durante i lavori.

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Conference 1 – https://archive.org/details/conference-of-birds-080101-003
Conference 2 – https://archive.org/details/080102-002
Conference 3 – https://archive.org/details/080103-002
Conference 4 –
Conference 5 –
Conference 6 – https://archive.org/details/2021-07-31-11h-10m-56s
Conference 7 – https://archive.org/details/2021-08-28-11h-29m-30s

I colori danzano nel vento (Jad El Khoury)

Jad El Khoury è l’artista libanese che lo scorso maggio ha partecipato a Trasformatorio “in absentia” con l’installazione di tende colorate alle finestre di edifici abbandonati. E’ proprio l’installazione di Jad, realizzata sul posto in collaborazione con Cristina Vignone e Mose’ Previti, a costituire il tema di questa chiacchiera/intervista, fatta durante la residenza in presenza.

Jad si rammarica di non essere riuscito a raggiungere Cosio per la seconda parte del lavoro, ma come si evince dai racconti è piacevolmente sorpreso del follow up causato dal modo con cui il suo lavoro iniziale è stato recepito e elaborato dai locali, diventando il nucleo dell’idea di “museo diffuso”.

La prima installazione utilizza scarti di tessuti per arredamenti, appesi a denotare presenza immaginata negli spazi vuoti del borgo. E’ stata di Cristina l’idea di invitare Jad, dopo averne incontrato dei lavori al Farm di Favara. Jad è un artista giovane ma molto promettente il cui lavoro è stato pubblicato su riviste internazionali.

Jad El Khoury, sta attualmente frequentando l’Oslo National Academy of the Arts.

La registrazione dell’intervista è disponibile nel sito di trasformatorio e su archive.org : https://trasformatorio.net/?p=3900 e https://archive.org/details/jad-el-koury-cut

Village Opera (Hansko Visser)

Italy 2021

Hans Visser, detto “Hansko” è un compositore olandese, polistrumentista, diplomato alla scuola di Enschede e con una variegata esperienza discografia e concertistica che spazia dalla fine degli anni ’80 ai nostri giorni. Nella sua prima partecipazione a un trasformatorio ( a Giampilieri nel 2018) ha fatto proprio e trasformato il tema proposto dal villaggio siciliano dando prova di una fortissima versatilità e capacità poetica. Se dal 2018 Hansko ha tratto la partitura di un opera (per Maria Basile, performata per la prima volta in radio nel 2020), nel suo secondo incontro con un villaggio ha ritenuto di costruire situazioni che dialogassero soprattutto con l’ambiente.

Coadiuvato dal musicista Bas Albas, che ha partecipato per tre giorni, e collaborando di volta in volta con molti degli altri partecipanti, ha raccolto materiale in vari punti di Cosio usando degli strumenti lasciati a uso dei passanti, cartoline, interviste e altre occasioni di incontri pseudo casuali, al fine di estrarre con l’azione e l’intuizione suoni, timbri e melodie dal villaggio.

Il lavoro ancora in formazione, è stato gia’ presentato, oltre che nella presentazione dell’ultimo giorno con il pubblico e i partecipanti del villaggio, in varie forme, anche in radio remissato dal vivo. Hans ha collezionato disegni, storie, prodotto spartiti, e collaborato sia con il coro del villaggio, diretto dal maestro Marco che con dei musicisti locali, scambiandosi canzoni e suggestioni.

L’opera musicale che si ascolta dal vivo passeggiando per un periodo di piu’ giorni per un luogo è forse la forma più squisitamente nuova di intervento site specific. L’opera di Hans è molto “dotta”, eppure fruibile da tutti, proprio in virtù del suo essere emersa da un contesto conosciuto ai residenti. E’ concepita secondo i dettami non sempre accessibili del classico contemporaneo (partiture visuali, suono delocalizzato, registrazioni, improvvisazione guidata e altre forme di scrittura) riesce a trasportare nel proprio mondo poetico l’ascoltatore della registrazione.

Stiamo aspettando che l’ispirazione maturi in altri frutti, forse un disco, forse una poetica che cerca di attaccarrsi a una narrazione per diventare un altra opera. Sarebbe auspicabile non solo replicare la residenza ma anche di estendere il format immersivo, per esempio favorendo un piccolo festival di improvvisazione elettroacustica site specific nei lughi del borgo. Festival da sperimentare in presenza e assenza sia per chi ci suona che per chi lo visita, in tempi e momenti differenti.

E’ da notare la presenza di un grande organo nella chiesa di San Pietro di Cosio, funzionante e in uso per concerti, e del fatto che Hans ha partecipato come compositore questo inverno al festival di musica contemporanea per organo di [Amsterdam](https://) https://demisluktezigeuner.com/nieuws/. Un incontro che potrebbe regalare altri spunti per il futuro.

La finestra (RE)

Emanuela Ravida’, in arte RE ha partecipato ai lavori da remoto, come supporto alla comunicazione, e di presenza, come parte del core team. RE ha partecipato a tutti i laboratori finora fatti dal 2013, incluso un importante riuolo di coproduzione per le edizioni 2017 e 2018. Il suo supporto e’ stato quindi estremamente utile alla riuscita del laboratorio. Si tratta pero’ anche di una artista sensibile e preparata.

Riguardo alla sostenibilità ambientale RE era reduce da un lavoro intenso, durato il periodo del lockdown su materiali di recupero, in particolare plastica e carta, culminato nella mostra personale a [Milazzo dell’estate ’21](https://trasformatorio.net/?p=3793) curata da Giuseppe La Spada. Predilige da sempre l’utilizzo di supporti e materiali non convenzionali (materiali e oggetti di scarto). Per Cosio ha realizzato un opera double face che ha installato nel borgo, interamente realizzata in plastica (da confezioni di biscotti, sacchetti per lo shopping e altri materiali di scarto). Per le attivita’ di reinvenzione dei materiali di scarto, che e’ fondamentale per sviluppare una cultura locale di circolarita’ e rispetto per l’ambiente l’esempio di questo genere di trasformatzione e’ molto importante.

La realizzazzione dell’opera e’ iniziata con una peregrinazione “porta a porta”, con cui l’artista chiedeva il materiale necessario, stimolando la curiosità dei residenti. La storia dietro la realizzazzione dell’opera vi potra’ esser raccontata dalla maggior parte degli abitanti con sfumature differenti. Loro vi diranno a modo loro “anche io c’ero”. La costruzione della storia, “impiantata nella immaginazione locale come mito” è anche essa una caratteristica pianificata.

Al lavoro si e’ affiancata anche una attenta cura alla collaborazione con altri artisti, per esempio sfociata in alcune trovate per i costumi della deriva in presenza di grande effetto. Sono suoi i manifesti e il poster dell’evento.

Uccellini canterini meccanici (Dierk Rosen)

Italy 2021

Il borgo-labirintico di Cosio d’Arroscia, un luogo in cui ci si perde, nonostante sia piccolo. Si puo’ dividere idealmente in superiore, oltre la strada, nella zona della piazza del bar, dove c’è la piccola chiesa di San Sebastiano, nel labirinto, che è la zona dei carugi, e nella zona “bassa”, la piazza della chiesa maggiore, la pro-loco, la strada bassa che porta al cimitero e gira. Dierk lavorando insieme a Jamie e Vanessa ha avuto una grande sensibilita’ per i tragitti dentro il borgo. La sua scultura, di uccellini canterini meccanici, che possono essere azionati da una finestra nel carugio, mira a questo effetto “sorpresa”. Per “vedere e sentire” la scultura e’ necessario essere almeno in due, e darsi il cambio, “usando” lo spazio in modo inconsueto per giocare all’esplorazione. Un arte non fatta per essere solo vista ma toccata. E il tema degli uccellini, come nella conferenza, evoca l’impermanenza, il gioco e il linguaggio segreto che apre le porte di un potere particolare.

L’installazione cinetica fa parte di un linguaggio artistico che e’ stato immediatamente fatto proprio dal borgo, ad esempio nelle installazioni del museo diffuso, tra le quali ve ne e’ una in cui l’acqua scorre al premere di un bottone.

Vorrei tu fossi qui (Vanessa Inggs)

Cosio non e’ stata semplicemente mappata con i mezzi tradizionali. Vanessa Inggs si è prodotta in un lavoro di attentissima analisi tecnica e artistica producendo un sito che contiene in nuce una complessa mappa emozionale del paese. “Qual é il tuo luogo del cuore? Segnalo sulla mappa e condividi i tuoi ricordi e le emozioni che ti da questo posto” è il messaggio che si apre collegandosi al sito. Raccolti da Vanessa gli aneddoti si trasformano non soltanto in tag georeferenziati ma in veri e propri elementi di una toponomastica immaginata, diventando nuovi nomi per angoli di Cosio. E i nomi sono direttamente connessi alla produzione di cartoline e alle storie raccolte dall’artista durante il suo lavoro. Il software tenta di creare una cartolina che poi può venire usata in vari modi, dalla stampa alla condivisione sui social. Non contenendo un immagine ha una funzione evocativa, suggerisce una storia e crea delle situazioni in cui raccontarla. (l’angolo dei baci rubati, il pollaio del fumare tranquillo, etc.). Per il progetto vedi il sito e le foto che documentano l’affissione delle targhe e la distribuzione delle cartoline.

http://www.wishyouwerehe.re/en/

http://www.wishyouwerehe.re/it/

La mappa emozionale e’ pubblicata e accessibile http://www.wishyouwerehe.re/it/places/

Questo metodo di lavoro molto sofisticato necessita di supporto e tempi più lunghi per essere veramente appropriato dal borgo come proprio. E’ promettente però nella misura in cui venisse declinato sui gruppi social che punteggiano la vita di chi il paese lo ha nel cuore ma non ci vive più. Lavorandoci e connettendolo con la raccolta e la confezione di storie, tramite progetti ponte, come l’audio visita, diventerebbe un potente mezzo di trasformazione. La trasformazione il piu’ automatica possibile di un contenuto raccolto in molti media digitali differenti in grado di catalizzare interazione è uno degli elementi propri della ricerca tecnica di trasformatorio e uno dei valori aggiunti della nostra attivita’ sul lato della ricerca tecnologica. Non va sottovalutato. In questo senso il sito è un vero e proprio esempio di trasformatorie che speriamo possa avere un seguito.

Cosio/Socio (Jamie)

Cosio ha un borgo gemello, Socio. Socio e’ sprofondato a causa di un terremoto dentro la montagna, con tutti i suoi abitanti, tanti anni fa. Gli abitanti di socio scavano da secoli per raggiungere di nuovo la luce del sole e chiamano, cantano, fanno rumore, per stabilire un contatto con gli amici Cosiesi.

La storia è stata creata, immaginata, sentita, illustrata da Jamie in tantissimi modi, con la performance, con il testo, collaborando con altri artisti in moltissimi lavori con la sua bella voce.

Il valore del lavoro emergerà nel futuro, e al momento lavora anche esso nel buio, scavando con le unghie e con i denti, per riportare alla luce lo spirito di Socio e riunirlo alla Cosio presente.

Le storie simboliche, poste in modo da rimanere nella fantasia e lavorarne gli aspetti anche onirici, con funzioni che Alessandro Jodorowski chiama “Psicomagiche”, vengono dal mondo originario del teatro, che con la catarsi premiava chi lo viveva con una guarigione spirituale. Questi elementi che lavorano sul sogno della comunità sono uno degli ingredienti più potenti per la rigenerazione territoriale, non servono per trovare i fondi, per redimere i conflitti o per scrivere i progetti, ma per riempire la sala, creare il gruppo e la motivazione nel gruppo, creare la fiducia, capirsi, sentirsi, risuonare nel sogno.

Colori – Cosio D’Azzurro (Giulia Piana)

> E poi !! … più tempo
> Ancora una volta
> Fallo ancora
> Più, dammi di più, dimmi di più !
> (resta restiamo)
> Balliamo e deriviamo
> Forme camminanti
> (Corpi abitanti) ~pausa~
> Resta per volare ,
> Ancora una volta, c’era una volta.
>
> (dalle note della video poesia https://vimeo.com/632036455)

Giulia Piana e’ una performer che viene dalla danza, vive e opera a Bruxelles e ha interpretato generosamente con azioni scieniche e collaborazioni estemporanee la parte in presenza del lavoro di laboratorio. Con lei sono stati prodotti due video, un numero imprecisabile di azioni sceniche e e’ passata alla narrazione folclorica del villaggio la sua istancabile corsa per le vie.

> Si corre per raggiungere o scappare , rincorrere o lasciare . . .
> la frenetica città, ingoia informazioni , le corse per la spesa e il ritardo all’appuntamento.
> Il tram é lento e le macchine sono troppe .
> Non resta che correre,
> dove si può immaginare .
> A Cosio .

Il video che si puo’ vedere al link e’ stato titolato Cosio d’Azzurro, una video performance pensata e ispirata dal luogo stesso, dai suoi vicoli densi e silenziosi, dalla sui storia e dalle nostre storie. Conferma ancora una volta che la componente performativa piu’ fisica (danza, musica, azione scenica in generale) e’ assolutamente vitale per la percezione del lavoro artistico in generale, piu’ della spiegazione didascalica o della recitazione del testo.
Nel video Giulia inscena la corsa che si sente arrivare, appare e scompare, come fosse un’allucinazione, un dejavú, un curioso disturbo colorato d’azzurro.

> E tutti in città si chiedevano ‘ dove corre ? Ma é una ballerina !! Non si stanca mica !?! ‘ e da un giorno all’altro sparí, ma forse nei vicoli di Cosio si possono ancora sentire i suoi passi.
> A presto ci sussurrò.

Dal punto di vista delle arti visive moltissimo resta ancora inesplorato o solamente accennato. Un altro minuscolo accenno e’ stato fatto “in absentia” con la performance “rossi d’olanda”, con cui Federico ha seminato semplici campioni di rossi portati dall’olanda per il borgo. E’ uno dei punti di forza di un buon laboratorio che lasci la voglia di approfondire, reiterare e inventare ancora.

Deriva

La Deriva e’ una famosa tattica Situazionista per produrre materiale drammatico, artistico e ludico. Uno dei nostri risultati meno attesi e’ stato di aver finalmente fatto si che il Borgo l’adottasse. Proposta in absentia da [Dierk Roosen](https://www.linkedin.com/in/dierck-roosen-6977419/?originalSubdomain=nl) e [Vanessa Inggs](https://www.instagram.com/vague_inclinations/), che la eseguivano da Amsterdam, proponeva agli abitanti un dressing code “genderfluid” e allo stesso tempo di formale eleganza, e un semplice codice per muoversi nel paese.

Molti del borgo hanno partecipato, con ragazzi in gonna e rossetto e le ragazze in giacca. Tutti intenti a giocare serissimi, nel vero spirito dell’IS.

Allo stesso tempo On line, collegati con telegram in audio e via streaming radio al mondo, tutti gli artisti partecipant girando di notte per le rispettive città. Si improvvisava, poeticamente e con azioni, e si rimandava in circolo informazione a cui altri rispondevano in modo asincronico, creando associazioni e dipendenze impossibili da tracciare e provocando una perdita progressiva del principio artistotelico di causa ed effetto. Spariva il “prima” e il “dopo” e tutto avveniva in timelines antilogiche che avrebbero reso euforico Marinetti. La cosa incredibile è che a questo gioco, godendone in modo accessibile e esplicito, si giocava tutti: gli artisti presenti con e senza il corpo, gli abitanti di Cosio che partecipavano e quelli che ascoltavano e basta perchè via, collegati da facebook o da un whatsapp. Anziché scandalizzare la provocazione e’ stata accolta e rilanciata con umore allegro e serissimo diventando una scusa per un happening riuscito.

Su questa zona intermedia, tra l’esserci con il corpo e l’esserci con emozioni, idee e sensibilità abbiamo dedicato un gran numero di esperimenti nelle tre settimane di residenze, racchiusi tutti poi sotto la dicitura di “Deriva”.

Luce

Sul fronte dell’illuminazione/illuminotecnica sono stati fatti molti esperimenti, alcuni che ripetevano esperienze fatte da alcuni di noi in altri trasformatorii (come il movimento in silenzio al buio).
Tra gli esperimenti l’illuminazione notturna, con candele/tracciato, che guidava da sola la deriva nella notte della presentazione finale, alle sculture di luce di Roberto.
In particolare con l’uso di film particolari Roberto ci ha mostrato le possibilita’ di alcuni luoghi del borgo, che con interventi leggerissimi, effimeri ma estremamente potenti si sono imposti sulla mappa psicogeografica grazie al suo lavoro. Qualcuno li ha definiti “acchiappasogni di luce”.

Nelle peregrinazioni/movimenti effettuati tutte le notti, sia nel borgo che nel circondario, gli artisti si sono invece raccordati con le modalita’ con cui i locali vivono il territorio, anche in questo caso e’ stata estremamente interessante. Una prima deriva notturna, dalla sede della pro loco sino alla chiesetta di san Pietro ha fatto emergere storie del passato che sono confluite nella affabulazione seguente, per esempio nella leggenda di Socio messa in scena da Jamie.
Tra gli esperimenti ben riusciti un esperimento con il silenzio e con la risonanza. La sera finale invece lo stesso posto ha dato aria a un incontro di canzoni estremamente piacevole e molto rilassato, mentre l’aria notturna di un ottobre mite rendeva tutti sin troppo romantici. E’ giusto e desiderabile che pian piano l’aurea dello spettacolo si sia stemperata in semplice (e ricchissima) voglia di stare assieme e condividere. Questo corrisponde perfettamente al carattere “orizzontale” delle drammaturgie di situazione studiate per dare a ogni elemento artistico la giusta rilevanza senza ricorrere a quel sapore fasullo di sacralita’ che spesso invece iene usato per giustficare azioni cariche di cliche’ .

Narrative celesti e impermanenza (Barbara, Celeste, Kirsten, Xenia)

Un gruppo di partecipanti non e’ riuscito, a causa del COVID19 e delle congiunture create dal virus nel viaggio a raggiungere “in presenza” Cosio d’Arroscia nel settembre ’21. Le artiste pero’ hanno lavorato alacremente e con profitto in absentia per entrambe le edizioni, rapportandosi con i temi del villaggio in vari modi e partecipando ai lavori in modo visibile e proficuo.

Barbara Tosti, artista multimediale, ha prodotto dei lavori che ha registrato con la tecnica dell’NFT (Non Fungible Token) riguardo alle cicatrici del territorio.

Xenia Kadic, artista visivo residente nel regno unito ha realizzato delle istallazioni disegnate per muovere la curiosita’ dei passanti e si e’ integrata benissimo nella produzione degli altri partecipanti, finendo per partecipare a molti lavori. Dal punto di vista della teoria che serve a produrre e a gestire il giudizio autocritico di chi produce Xenia e’ stata fondamentale per la riuscita delle “conferenze degli uccelli” e nei momenti di auo osservazione del gruppo.

Kirsten Roosendal, dal Belgio ha trasformato molte delle storie ascoltate in favole e poesie, partecipando ai lavori con generosita’.

Celeste Tabita ha scritto racconti basati sulle storie di Cosio, e e’ purtroppo mancata all’evento in persona

Rumore (U.N.O.)

Quanto e’ difficile l’arte contemporanea? Il rumore e’ una delle sue forme piu’ antiche e ostiche. L’arte dei rumori nasce nel 1911 con il manifesto di Luigi Russolo, e sia questo ottenuto con elementi elettromeccanici, amplificazione elettronica o semplicamente provocato dall’azione scenica il rumore e’ parte integrante del panorama espressivo ereditato dal secolo XX. Quale sia il luogo, ovvero la situazione, designato a esperire l’effetto fisico del suono artisticamente incatenato alla geometria spigolosa del rumore e’ un problema aperto per chi si dedica a questo genere di arte.

UNO, al secolo Emilio, e’ un artista multimediale con una particolare sensibilita’ per le arti teatrali e visionarie che si esprimono con il rumore. Abbiamo avuto con lui una delle esperienze piu’ interessanti del laboratorio quando, dopo la cena consumata in nostro onore organizzata dalla pro-loco abbiamo guidato praticamente l’intero paese in una esplorazione al buio di un “antro sonoro” in cui UNO rimiscelava suoni registrazioni, voci e musica, causando vari fenomeni acustici (risonanze, onde stazionarie, distorsioni). Il tutto condito da movimento e improvvisazione (ha collaborato sia Federico Bonelli che Giulia Piana al “movimento”). Il nostro pubblico, di tutte le eta’, assolutamente non abituato al teatro esperienziale non solo si e’ prestato ma ha mostrato di gradire questo bagno sonoro oltre ogni nostra aspettativa. La situazione ben disegnata, e questo trasformatorio lo ha dimostrato piu’ volte, crea pubblico anche per arti considerate difficili da proporre a pubblici smaliziati nelle citta’ d’arte del nord europa.

La galleria (Rik Bosman)

Italy 2021

Rik Bosman è un fotografo che lavora con l’economia, gestendo investimenti di terzi per conto di una banca d’affari olandese.

Le sue foto sono testimonianza di un inizio di esplorazione possibile di Cosio d’Arroscia e dintorni dal punto di vista dell’assenza. Al di la del valore oggettivo delle stampe prodotte su questo tema durante la residenza è per noi da notare due parti del lavoro di Rik che sono d’estremo interesse per l’immaginare altre funzioni per luoghi e spazi. Infatti la mostra del lavoro è stata posta in essere appendendo le foto in un area abbandonata del borgo non facile da trovare, che costituisce una corte nascosta perfetta per lo scopo.

Indipendentemente dall’uso che decidessero per questa zona coloro che hanno aquistato recentemente le case e intendono restaurarle, è da notare il valore espositivo del portico coperto che si apre sul paesaggio della valle.

Un altro tema della fotografia di Rik e’ stato dato dalla collaborazione con Jamie. I due hanno cercato di evocare la presenza del “paese dimenticato”, non solo nel racconto e nella performance, ma anche nell’immagine, tramite alcune foto assemblate con filtri digitali. L’effetto ha certamente contribuito a colpire l’immaginazione di tutti i partecipanti.

La passeggiata tra le erbe e la cucina

A Maggio Federico ha colto l’occasione di una passeggiata con Mariella, il suo cane e XXXX a caccia di erbe commestibili. L’intera passeggiata, registrata in audio, è stata distribuita ai partecipanti in assenza. Incredibilmente è risultata di ispirazione anche a persone che non parlano l’italiano. In particolare Kirsten ha iniziato a scrivere una storia basata su questa passeggiata.

Nel corso del pomeriggio”- scrive Federico – mi sono accorto di quanta varietà di specie non solo note per le virtù commestibili ma anche officinali offrisse la campagna. La conoscenza delle piante e degli abbinamenti è una conoscenza raffinata passata di generazione in generazione e tesoro delle due donne, che poi declinano in aneddoti e ricette”. Forse tanta varietà di erbe è dovuta anche alla vocazione per alcuni secoli di Cosio di stazione di estrazione di olii essenziali di fiori di lavanda e altro, che ne fece la fortuna nel XVIII e XIX secolo.

Una seconda passeggiata, che ci ha portato a Monesi, l’abbiamo fatta Mose’ Previti e Io con anche oltre a Mirella il presidente della Pro Loco, Fabio. In questa seconda occasione l’erba di cui eravamo in cerca, l’Engaro, si e’ rivelata una spece di spinacio selvatico, che costituisce l’ingrediente di vari piatti della cucina locale.

Questa cucina la abbiamo assaggiata in almeno tre modalita’: dopo la passeggiata preparata ad arte da Mariella, nei ristoranti locali e autoprodotta, usando gli ingredienti in seconda battuta per aque cotte e minestre mentre abitavamo i locali della pro loco.

Di nuovo, tenendo un occhio sulla situazione come elemento chiave dell’esperienza è indubbio che possano emergere moltissimi spunti per progetti successivi di approfondimento. Vorremmo anche notare che riguardo alla cucina offerta da Cosio abbiamo sperimentato anche li tre varianti.

La cucina preparata dalla pro-loco per la cena collettiva con gli artisti

La cucina del ristorante aperto tutti i giorni Cadò

La cucina del ristorante aperto il weekend (o della festa) della Zia Maria

non abbiamo provato la cucina dell’agriturismo “U Pastù” che per varie coincidenze risultava chiuso

Un ultimo spunto per l’aspetto gastronomico e’ stato dato dalla partecipazione di Tuti, cuoca e artista indonesiana, che ha proposto alcuni piatti della sua cucina realizzati in loco e che avrebbe avuto bisogno di un tempo maggiore per iniziare a conoscere e utilizzare, trasformandoli, ingredienti locali. Questa operazione di costruzione artistica del cibo è stata spesso utilizzata da trasformatorio in modo metodico. Mi piace qui ricordare le sculture di cibo e le performanc a base di cibi nuovi inventati dallo scontro con la cucina tradizionale locale che abbiamo messo in opera con l’artista e cuoca olandese Elles Kiers nel beinnio 13 e 14 a Montalbano Elicona. Nel futuro sarebbe possibile e interessante replicare questa formula con l’ausilio di una “performance” capace di sensibilizzare e coinvolgere l’intero borgo. Questa si puo’ ricalcare sulle tradizioni locali, dalla festa delle erbe al carnevale, è però da reinventare in chiave trasformatorio.

Il carnevale (tutto il lab)

Il tema del carnevale è un tema molto caro a Cosio d’Arroscia. Ogni canevale usava eleggere il suo RE che poi si rendeva protagonista di epici sfottò in rima che potevano raccogliere vere e proprie maldicenze o peccati non noti. In una cerimonia liberatoria alle verità declamate seguiva la combustione del carnevale-fantoccio in un falò liberatorio, e, almeno simbolicamente, la maldicenza doveva finire li.

Sul tema della funzione catartica della poesia e sulla necessità di costruire sistemi di comunicazione efficaci e non violenti al fine di mantenere le comunità unite c’è ancora tantissimo da fare. Basti pensare al tema del cyberbullismo o della discriminazione e alla introduzione, in contesti ristretti e abitudinari come quelli del borgo montano, di comunità che vengono da fuori o di immigrati. Moltissimi progetti di rigenerazione giocano le proprie carte proprio su questo fattore chiave, il carattere comuncativo e la gestione del conflitto.

Nella nostra pratica di lavoro usiamo due momenti precisi, il cerchio in piedi, a carattere informativo e volto alla produzione, e il colloquio uno a uno, informato all’ascolto reciproco. Il tutto è declinato in modo da non avere una struttura gerarchica e di utilizzare in modo catartico la frizione e inevitabilmente si genera nella convivenza anche con comunità di intenti tra personalità differenti.

A questo riguardo di particolare interesse per noi e’ stato integrare il Carnevale di Cosio nel programma del lavoro in presenza, sforzo riuscito con comica efficacia grazie allo sforzo di Dierk Rosen che ha inscenato un fantastico re carnevale sui generis.

Rosen, originario del Brabant, zona famosa per la tradizione del carnevale fiammingo, ha studiato il fenomeno più volte nel corso della sua vita artistica. Ha coinvolto un po’ tutti in un esilarante performance “di genere”, in cui il re Carnevale dalle sembianze di uomo uccello, portandosi per l’intero villaggio una botte intera riempita di ricordi in forma di pacottaglie varie, trovate e strappate ai proprietari tra le risate, affermava di “essere una donna”.

La pietra della croce

Video, Storie e tracce dal tempo, (Simona Verrusio)

Movimento notturno e cappella di San Pietro

Reti

Abbiamo curato alcuni eventi volti a inserire Cosio sul panorama delle reti italiane di resilienza e rigenerazione, sia direttamente che stimolati da alcuni dei partecipanti.

  • Durante il periodi in absentia tramite [radio antidoto](http://radioantidoto.org) e a cura di Diego Repetto abbiamo ascoltato una visita nel museo “Casa Gallizio” Di Alba.

La direttrice del museo Bianca Roagna, ci ha guidato in una introduzione, rigorosamente in remoto all’opera di Pinot Gallizio, animatore e maestro del periodo pre situazionista dell’arte locale nel triangolo Albissola, Alba e Cosio d’Arroscia. Intervista e foto illustrative potete trovarle sul sito di trasformatorio https://trasformatorio.net/?p=3693

  • Sempre per le reti sulle quali propagare idee e report del lavoro fatto possiamo inquadrare l’articolo di Federico Bonelli dal titolo Arte + Resilienza + Innovazione = Rigenerazione, pubblicato per Colibri’, la newsletter del master U-RISE dello IUAV di Venezia. https://urise.it/colibri/arte-resilienza-innovazione-rigenerazione/

Rigenerazione

Ma cosa c’entra tutto questo lavoro con la rigenerazione?

L’attività del laboratorio e un attività finalizzata all’esplorazione di temi artistici, e fatta in una situazione come Trasformatorio, permette l’innescarsi di altri processi. È vera ricerca ma anche vera rigenerazione e vera spinta di innovazione, attraverso la sperimentazione e ideazione di oggetti tecnici, con ripercussioni sull’UX design, sulla creazione di Software e di Hardware e sulla riflessione anche filosofica sulle arti in genere. Il processo e’ concepito per essere circolare e allo stesso tempo a dimensione umana.

Lavorare sulla SITUAZIONE con cui si coinvolge tutti a partecipare a un processo di co-creazione funziona a livello di rigenerazione, sia perché siamo tutti pronti a questo passo che è implicito alla nostra condizione, sia perché crea e prova modelli di collaborazione. La società rurale, remota, non ha una funzione marginale. Una volta aperta la strada tutti aspirano alla creazione, al gioco, che è trasformazione e ha per tema la trasformazione, e questo flusso produce esempi e modi di realizzarli. In definitiva si tratta di progetti pilota.

Per Cosio questo ha significato lanciarsi in attività di re-immaginazione dei vicoli, delle casette vuote, delle cantine e delle suppellettili, ma anche dell’economia e della logistica. Da una felice osservazione di Mariella del lavoro di [Jad El Koury](https://www.designboom.com/tag/jad-el-khoury/) sono nate in un soffio, nello spazio tra i due laboratori, una quarantina di “stazioni” nel borgo: la casa del grano, la sartoria, il museo della banda, la cantina, il museo dei campanacci (precedentemente isolato), l’installazione multimediale, con l’acqua che scorre davvero azionando un interruttore. E questa attenzione ha portato da fuori a una moltiplicazione delle offerte, purtroppo non coerenti e scollegate dalla ricerca di un anima locale, che noi abbiamo si intravisto, ma che necessita di continuita’ e attenzione per non sparire.

Dopo la pausa di riflessione, e in seguito alle sollecitazioni, abbiamo deciso di agire di nuovo con forza con la proposta di “Rigenerando Cosio”. Vorremmo aiutare gli abitanti del borgo, i vecchi e possibilmente i futuri, a sostenersi con le proprie forze. Il cuore potrebbe essere un progetto di co-living, da sviluppare quest’anno, per permettere il mantenimento del borgo, la realizzazione di residenze artistiche e un piccolo incremento al mercato locale a KM zero. Non ancora la rinascita ma il seme, replicabile, organico, della futura rinascita del borgo. Lo si legge nell’entusiasmo delle persone che lì vivono e che oramai conosciamo per nome.

Il laboratorio del trasformatorio lo vediamo sempre più come un enzima, che sfrutta il gioco tra immaginario e spettacolare per innestare un mutamento di prospettiva ad una situazione e favorire la creazione di un rinnovamento a dimensione umana. Il nostro sogno e’ di connettere i punti della rete, riuscendo a trasformarci in una macchina scenica umana per la narrazione di storie e percorrere le maglie di reti e scoperte che andiamo costruendo.

Cosa serve d’altro?

Portiamo concetti che puntano logiche di trasformazione progettuali, come la permacultura; tecniche, come la moneta complementare o l’economia cooperativa, e artistiche, come una qualunque avanguardia. E prendiamo tantissimo. La tassonomia mnemotecnica dell’agricoltura tradizionale, il taglio di un vestito, il suono di alcuni materiali per creare risuonatori, soluzioni antiche per decidere in modo indelebile e “eterno” la validità di un patto, antesignano delle blockchain, incidendolo sulla pietra in un atto pubblico memorabile.

Queste esperienze riemergono in arte e tecnica, producendo valore reale e non solo percepito.

Èsecondo noi una ricerca che produce innovazione.

Servirebbe anche una politica di trasformazione per i luoghi remoti? Certo, ma nel frattempo noi andiamo avanti così con piccoli passi, rimestando nell’immaginario.

Osservazioni

* La presenza del museo diffuso è nata dall’inventiva di Mariella Rolando, cuore pulsante della organizzazzione “pro loco”. Ispirata dal laboratorio, durante l’intervallo tra li due laboratori ha attivato la creazione di oltre 40 angoli scoperta, con le attività del passato. Ogni angolo costituiscre un occasione installativa per un racconto, che è raccolto dagli abitanti che ne conoscono dettagli e storia. Sarebbe bello come follow up creare la consapevolezza di questa tecnica “narrativa diffusa”, che sfruttando la situazione potrebbe sostituire completamente la didascalia. per ora è quest’ultima, declinata in un numero notevole di cartelli di ogni foggia e dimensione a dominare con effetti non ottimali la visita del borgo.
* Questa esigenza di raccontarsi potrebbe prendere altre forme, ibridandosi con la tecnologia, per esempio diventando racconto e utilizzando format di visita differenti come l’audioguida da produrre a partire da formati di microblogging per podcast o programmi radiofonici, che usano l’immediatezza del racconto rendendola in modo ottimale.
* L’importanza in questo senso di trovare forme differenti per mappare non solo il passato ma soprattutto il futuro, l’utopia Cosio, ci ha portati ad immaginare un follow up nel 2022 basato sulla costituzione di un progetto rigenerativo che possa costruirsi su questo ponte tra passato e futuro. Di estremo interesse in questo senso il lavoro di Vee, Jamie e Dierk di cui parliamo in modo piu’ diffuso a seguire.
* Per far parlare l’ambiente naturale di Cosio è necessario integrare nel racconto del paese anche sensori e dati. Ci auspichiamo di integrare, tramite workshops con la popolazione locale nel futuro anche questo aspetto, secondo le linee con cui si è svolta anche nel 2018 la nostra collaborazione con Coscienza Ambientale. I dati sono uno dei modi con cui l’ambiente ha diritto di parola nel “discorso” del territorio, ma non l’unico. A sostenere questo dialogo è necessario un collegamento vivo con l’immaginario. A questo proposito ci rifacciamo anche al discorso di Bruno Latour per la biennale di Taiwan nel 2019 e nelle sue precedenti incarnazioni
* Le passeggiate, il muoversi per il territorio, sono il modo principale con cui la storia di Cosio ci è stata raccontata. Questa narrazione assume molte forme, immaginata, artistica naturalistica e antropologica, si presta, una volta interiorizzata dagli abitanti attivi, a divenire una forma attiva di accesso ai valori culturali del posto.
* La pratica dell’ascolto empatico, mediata anche dalle tecniche di comunicazione non violenta diffuse nell’ambito della facilitazione si innesta bene sui ritmi e le pratiche di comunicazione della zona. Difatti pur amando dipingersi come “chiusi e liguri di montagna” i locali sono in genere ben disposti all’ascolto e al racconto. Questa educazione al racconto si presta a informare la produzione anche locale di formati ibridi di valorizzazzione del luogo, quali l’ospitalità artistica e turistica a carattere diffuso.

Sito di supporto per la documentazione dell’interazione è stato fornito sia da trasformatorio che da radio antidoto, con molta generosità da parte dei partecipanti al progetto radiofonico.

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